DP6

Il nuovo team, dopo l’esperienza in gara a Varano con la DP5, inizia a porsi degli obiettivi sempre più ambiziosi, primo tra tutti: un monoscocca in fibra di carbonio! Il budget non è sufficiente a crearne uno a regola d’arte, ma questo non frena i telaisti del Dynamis che decidono di costruirne uno a “pannelli”.

La macchina viene anche accorciata e viene ridotta la carreggiata rispetto alla vettura precedente, viene rifatta da zero l’ergonomia dell’abitacolo, viene installato un cambio a leva al posto dell’elettro-attuato che non è ancora affidabile al 100%, ma viene mantenuto il sistema a due ammortizzatori accoppiati a una cinematica con QT-Limite, che ormai da anni caratterizza il team milanese.

Ne nasce una macchina che ha un potenziale altissimo, e che sembra volare rispetto alla DP5.

Con linee spigolose, una minacciosa livrea nera e un tricolore accennato sulle fiancate, la DP6 si presenta pronta ai cancelletti di partenza di Varano de’ Melegari.

Dopo aver passato Tech Inspection, Tilt, Noise, ed aver ricevuto il plauso dei giudici durante le prove statiche, la DP6 si appresta a fare il Brake Test, normale prassi prima delle prove dinamiche.

Qualcosa va storto… al momento della frenata, dagli spalti si sente un forte colpo, e la ruota anteriore sinistra si stacca dal resto della macchina, gelando gli sguardi di tutto il team.

L’incollaggio di un hard-point ha ceduto, lasciando al suo posto un buco nel monoscocca delle dimensioni di una moneta da 2€. Sembra la fine, ma i giudici, assieme agli ingegneri della ditta di fibra di carbonio Bercella, danno dei consigli al team su come riparare il danno, e concedono anche le strutture e il materiale per farlo.

Dopo qualche ora in laboratorio da Bercella, una corsa a Milano a prendere dei pezzi dalla DP5 e una notte in bianco, la mattina seguente la DP6 è di nuovo sulle 4 ruote, risorta come una Fenice, con delle piastre di alluminio incollate e imbullonate al monoscocca per dare nuovi punti di attacco per le sospensioni.

E’ di nuovo il momento del Brake e tutto il team ha il fiato sospeso, ma il destino non ne vuole sapere.

Un braccetto saldato in sostituzione di uno in carbonio rotto il giorno prima cede, e l’anteriore sinistra si stacca di nuovo.

Altra notte in bianco, altri pezzi di ricambio, altra sospensione da ricostruire, ma questa volta con i pezzi più robusti che si riescono a recuperare grazie all’aiuto degli altri team.

Per la terza volta la DP6 si presenta al Brake, con un triangolo in acciaio degno di una piccola utilitaria, ma con un uniball montato a taglio: non c’era altro modo di montare quella sospensione.

Ed è proprio l’uniball a cedere questa volta, mettendo una volta per tutte la parola fine a un’altalena di emozioni che ha insegnato tanto ai giovani studenti del Polimi, ma forse… non tutti i mali vengono per nuocere.