Formula SAE Team

Politecnico di Milano, Dip. di Meccanica, Via la Masa 1

dynamisprc@polimi.it

+(39) 02 2399 8468

2013

 

Stagione 2013

 

 

Dopo la scelta coraggiosa ma realista di non andare in gara con il prototipo appena concluso e senza test, il team di Milano può dedicare la nuova stagione allo sviluppo della DP5. La base del team appena ricostruito inizia a mettere le radici, ma il lavoro da fare è ancora molto e sono tante altre le persone che entrano all’interno del Dynamis a inizio stagione. Man mano che i test proseguono, si capisce quanto dolorosa ma giusta fosse stata la scelta di non andare in gara subito, e la macchina continua a migliorare.

Arriva il momento di Varano, e la DP5 appare subito ben costruita e curata, anche se più larga e più lunga rispetto ai competitor. Le prove statiche vanno bene, e anche in Acceleration e Skidpad la macchina non se la cava male.

Poi, come spesso accade a settembre nella provincia di Parma, il clima cambia improvvisamente, e le tattiche per la pioggia iniziano a far movimentare il paddock.

Il Dynamis azzecca una combinazione tra assetto e condizioni dell’asfalto, e la carreggiata larga conferisce alla DP5 un incredibile controllo sul bagnato. Con un run di Autocross tutto di traverso, la macchina di Milano riesce a destreggiarsi tra i coni dove tanti team vanno in testacoda, avvicinandosi alla top 10 assoluta.

I piloti non vedono l’ora di ripetere la prestazione all’Endurance, ma durante la ricognizione del percorso capiscono che qualcosa non va: sul tracciato ci sono due tornantini strettissimi che la DP5, con il suo passo e la sua carreggiata non potranno mai affrontare.

L’unica soluzione è fare tutti i tornanti in sovrasterzo, ma il clima caldo e asciutto renderà le cose molto più difficili rispetto al giorno prima.

Il piano è difficile, ma non impossibile e i tornantini vengono sempre meglio giro dopo giro, fino a quanto il cambio rimane bloccato in terza.

Serve la prima per fare i tornantini in spazzolata, ma incredibilmente vengono anche in terza. Il problema è che il motore scende troppo di giri e all’uscita dal secondo tornantino la macchina si spegne.

Frizione, paddle del cambio e motorino d’avviamento non bastano a far sbloccare la terza o a riaccendere la macchina, e il team è costretto al ritiro.

Come prima gara dopo la rinascita, il team ha imparato tanto, ma è solo il primo gradino verso macchine sempre più competitive.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DP5

 

 

Dopo la scelta coraggiosa ma realista di non andare in gara con il prototipo appena concluso e senza test, il team di Milano può dedicare la nuova stagione allo sviluppo della DP5. La base del team appena ricostruito inizia a mettere le radici, ma il lavoro da fare è ancora molto e sono tante altre le persone che entrano all’interno del Dynamis a inizio stagione. Man mano che i test proseguono, si capisce quanto dolorosa ma giusta fosse stata la scelta di non andare in gara subito, e la macchina continua a migliorare.

Arriva il momento di Varano, e la DP5 appare subito ben costruita e curata, anche se più larga e più lunga rispetto ai competitor. Le prove statiche vanno bene, e anche in Acceleration e Skidpad la macchina non se la cava male.

Poi, come spesso accade a settembre nella provincia di Parma, il clima cambia improvvisamente, e le tattiche per la pioggia iniziano a far movimentare il paddock.

Il Dynamis azzecca una combinazione tra assetto e condizioni dell’asfalto, e la carreggiata larga conferisce alla DP5 un incredibile controllo sul bagnato. Con un run di Autocross tutto di traverso, la macchina di Milano riesce a destreggiarsi tra i coni dove tanti team vanno in testacoda, avvicinandosi alla top 10 assoluta.

I piloti non vedono l’ora di ripetere la prestazione all’Endurance, ma durante la ricognizione del percorso capiscono che qualcosa non va: sul tracciato ci sono due tornantini strettissimi che la DP5, con il suo passo e la sua carreggiata non potranno mai affrontare.

L’unica soluzione è fare tutti i tornanti in sovrasterzo, ma il clima caldo e asciutto renderà le cose molto più difficili rispetto al giorno prima.

Il piano è difficile, ma non impossibile e i tornantini vengono sempre meglio giro dopo giro, fino a quanto il cambio rimane bloccato in terza.

Serve la prima per fare i tornantini in spazzolata, ma incredibilmente vengono anche in terza. Il problema è che il motore scende troppo di giri e all’uscita dal secondo tornantino la macchina si spegne.

Frizione, paddle del cambio e motorino d’avviamento non bastano a far sbloccare la terza o a riaccendere la macchina, e il team è costretto al ritiro.

Come prima gara dopo la rinascita, il team ha imparato tanto, ma è solo il primo gradino verso macchine sempre più competitive.

 

 

 

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